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Psyllidae
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Le mwbapsille propriamente dette (mwbqPsyllidae mwbgLatreille, 1807) sono una mwbwfamiglia cosmopolita di mwcainsetti dell'mwcqordine dei mwcgRincoti mwcwOmotteri, superfamiglia mwdaPsylloidea. Costituiscono il raggruppamento più importante e rappresentativo, per diffusione, importanza economica e numero di specie, della superfamiglia.

Contents

Note

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Descrizione

Sono insetti di piccole dimensioni, alati, con capo largo quanto il torace. Nell'ambito della famiglia si riscontra una certa eterogeneità, in confronto all'uniformità morfologica che caratterizza le altre famiglie di Psilloidei.

Il mweqcapo porta mwegantenne di 10 articoli, provvisto di mwewocchi e di tre mwfaocelli. Nella maggior parte della famiglia, la zona frontale del capo presenta due prolungamenti detti mwfqconi frontali o mwfggeno-frontali, assenti però in alcune sottofamiglie (Aphalarinae, Euphyllurinae, Liviinae, Togepsyllinae). L'mwgwapparato boccale è di tipo mwhapungente-succhiante, con mwhqrostro di tre segmenti.

Le mwhwali sono membranose, quelle anteriori leggermente sclerificate. La morfologia della venulazione dell'ala anteriore non presenta particolari dettagli morfologici, in quanto presenta caratteri pressoché ricorrenti in tutte le altre famiglie ad eccezione dei mwiaTriozidae. È presente uno pterostigma, stretto e decorrente lungo il margine costale, mentre la nervatura è ripartita tra due vene principali. La prima decorre lungo il margine costale e si interrompe prima di confluire nello pterostigma (frattura costale); è derivata dalla fusione della mwiqcosta e della mwigsubcosta. La seconda, detta mwiwvena basale, si dirama ben presto in due biforcazioni. Quella anteriore, derivata dalla mwjaradio, si divide a sua volta nel mwjqramo del radio, breve e confluente nel pterostigma, e nel mwjgsettore radiale, più sviluppata e decorrente nella parte anteriore della regione remigante. La diramazione posteriore deriva invece dalla fusione della mwjwmedia e della mwkacubito; dopo un breve percorso comune, i due rami si separano in media e cubito che, a loro volta, si biforcano formando nel complesso quattro ramificazioni confluenti nel margine. Di particolare sviluppo in lunghezza è la cellula mwkqmmwkg1, compresa fra la media e la cubito e, nella zona distale, fra le vene Mmwkw3-4 e Cumwla1a.

Le mwpazampe hanno tarsi biarticolati e le posteriori sono adattate al salto, con femori leggermente ingrossati.

L'mwpgaddome delle femmine è fornito di un breve mwpwovopositore, spesso conformato in relazione alla pianta ospite. Quello dei maschi presenta la parte terminale rivolta verso l'alto, con ano e armature genitali disposti in posizione dorsale.

Biologia

Le specie di questa famiglia sono associate a piante appartenenti ad un'ampia gamma tassonomica. In particolare sono frequenti, fra le piante ospiti, gli ordini delle Annonales e delle mwqwAsterales e le mwraLeguminose legnose. Le specie di maggiore importanza in mwrqItalia sono tuttavia associate alle Pomoideae e, in particolare, al mwrwpero. Le mwsaneanidi sono in genere libere, ma non mancano le specie mwsqgalligene, analogamente a quanto avviene per altri Psilloidei. La produzione di melata può essere particolarmente abbondante, fino ad avere effetti fitotossici.

Distribuzione

La famiglia è cosmopolita e vanta una larga distribuzione, dalle regioni subartiche alle isole subantartiche.

Sistematica

L'inquadramento sistematico e la suddivisione interna della famiglia è incerto. In letteratura, le vecchie pubblicazioni si orientano verso due differenti indirizzi: uno tende a comprendere tutti gli Psilloidei nella famiglia dei Psyllidae, differenziandoli al rango di sottofamiglie (es. Psyllinae, Triozinae, Carsidarinae, ecc.); suddivide la superfamiglia in più famiglie, discernendo fra i due raggruppamenti principali, quelli che fanno capo alle famiglie degli Psyllidae e dei Triozidae. Dagli Psyllidae, alcuni Autori separavano alcune sottofamiglie elevandole al rango di famiglie (es. Aphalaridae e Liviidae) caratterizzate per lo più dall'assenza dei coni frontalicite-ref-1[1].

Gli orientamenti attuali degli studiosi della superfamiglia convergono nel suddividere gli Psilloidei in sei famiglie, di cui due più conosciute per diffusione e numero di specie (Psyllidae, Triozidae) e le altre quattro considerate "minori" per il limitato numero di specie e per la diffusione prevalentemente pantropicale (Calophyidae, Carsidaridae, Homotomidae, Phacopteronidae). In questo schema tassonomico, gli Psillidi sono considerati un raggruppamento comprendente anche le famiglie degli Aphalaridae, dei Liviidae e degli Spondyliaspididae contemplate da diversi Autori, soprattutto in un passato recente. Va tuttavia specificato che la sistematica interna degli Psilloidei è ancora incerta per l'esistenza di un elevato numero di specie, soprattutto tropicali, non ancora determinate, e per l'arbitrarietà dei criteri morfologici presi come elementi di differenziazione. Ne consegue un quadro tassonomico alquanto confuso, variegato e incompleto anche nelle attuali pubblicazioni non strettamente scientifiche, come nelle banche dati tassonomiche e nei manuali tecnici.

La famiglia comprenderebbe oltre 1800 speciecite-ref-afd-2-0[2], comprendendo circa due terzi degli Psilloidei attualmente conosciuti. Il numero dei generi compresi è altresì incerto per la ricorrenza di numerosi casi di sinonimia e si aggirerebbe fra i 120 e i 150cite-ref-afd-2-1[2]cite-ref-3[3]. La suddivisione interna contempla la ripartizione in sottofamiglie e tribù, ma anche in questo caso il quadro non può dirsi ben delineato e completo per l'incerta collocazione di diverse specie e generi e per la ricorrenza dei lavori di revisione sistematica. Fra le sottofamiglie in cui si suddividono gli Psyllidae si citano le seguenti:

• Acizziinae
• Anomoneurinae
• Aphalarinae
• Aphalaroidinae
• Arytaininae
• Ciriacreminae
• Diaphorininae
• Euphalerinae

• Euphyllurinae
• Liviinae
• Paurocephalinae
• Psyllinae
• Rhinocolinae
• Spondyliaspidinae
• Strophingiinae
• Togepsyllinae

Importanza economica

Gli Psillidi rappresentano uno dei raggruppamenti di Omotteri di maggiore importanza agraria, a causa della frequenza di specie dannose e di non facile controllo nei confronti di piante d'interesse agrario. I danni causati da questi insetti sono quelli tipici della generalità degli Omotteri:

• riduzione delle risorse nutritive a disposizione della pianta, a causa della sottrazione della mwbalinfa, con conseguente riduzione delle rese e progressivo deperimento in caso di forti infestazioni;
• induzione di malformazioni, dovuta all'immissione della saliva
• emissione di mwbwmelata, che oltre a provocare danni diretti per la fitotossicità in caso di abbondanti emissioni, ostacola l'azione dei nemici naturali e dei trattamenti insetticidi e favorisce l'insediamento degli agenti della mwcafumaggine;
• possibilità di trasmissione di mwcgvirus e mwcwfitoplasmi fitopatogeni da parte di alcune specie.

Fra le specie di maggiore importanza agraria in mwdqItalia si citano le cosiddette "psille del pero" (mwdgmwdwCacopsylla pyri, mweaCacopsylla pyricola e mwegCacopsylla pyrisuga), le più temibili, la "psilla del melo" (mwfaCacopsylla mali), poco dannosa ma possibile vettore di fitopatogeni (mwfgscopazzi), il "cotonello dell'olivo" (mwfwmwgaEuphyllura olivina), occasionalmente dannoso in oliveti degradati e su piante poco curate.

La lotta chimica alle psille si basa tradizionalmente sull'impiego di principi attivi ad azione sistemica o translaminare efficaci contro gli insetti ad apparato boccale pungente-succhiante e su trattamenti invernali contro le uova e gli adulti svernanti. La lotta chimica convenzionale, applicata senza rispettare i principi della mwgglotta guidata o della mwgwlotta integrata, tuttavia presenta difficoltà di applicazione in mwhaagrosistemi degradati, a causa della facilità di insorgenza dei fenomeni di resistenza e del mancato supporto degli agenti naturali di controllo e si caratterizza con una spiccata aleatorietà. Una particolare efficacia si è riscontrata da parte degli insetticidi chitinoinibitori (mwhgdiflubenzuron, teflubenzuron, ecc.) contro le uova e le neanidi delle generazioni estive e i trattamenti ovicidi a fine inverno.

Da diversi anni si è riscontrato che la gestione integrata dei pereti si rivela molto più efficace della lotta chimica convenzionale, in quanto sfrutta la notevole attività degli antagonisti naturali. Le psille sono infatti efficacemente controllate soprattutto da mwiqrincoti mwigpredatori che fanno capo alle famiglie degli mwiwAntocoridi e dei mwjaNabidicite-ref-4[4]cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]cite-ref-7[7].

Note

cite-note-11. mwowmwpaTremblay,mwpq pp. 89-90.
cite-note-afd-22. mwqwmwraAustralian Faunal Directory.
cite-note-33. mwsamwsqGullan e Martin,mwsg pp. 1080-1082.
cite-note-44. mwtgFlavio Rocchi, mwtwmwuaAntocoride, un amico da lanciare, in mwuqNotiziario fitopatologico, Consorzio Fitosanitario Provinciale di Reggio Emilia, aprile 2006. mwugURL consultato il 20 novembre 2008 mwuw(archiviato dall'mwvaurl originale il 30 luglio 2012).
cite-note-55. mwwaP. Atger, mwwqmwwgLe psylle du poirier est-il un faux probleme?mwxq, in mwzqLa Défense des Végétaux, vol.mwzg 31, n.mwzw 187, 1977, pp.mw0a 310-316.
cite-note-66. Giorgio Nicoli, Luca Marzocchi. mw1qAnthocoris nemoralis in Giorgio Nicoli, Paolo Radeghieri (a cura di), mw1gGli ausiliari nell'agricoltura sostenibile. Bologna, Calderini Edagricole, 2000. pp. 17-28. ISBN 88-206-4504-1.
cite-note-77. Osservatorio agroambientale di Cesena. mw2wGuida al riconoscimento degli organismi utili in agricoltura. Bologna, Centro Servizi Avanzati per l'Agricoltura (Centrale Ortofrutticola di Cesena) e dell'Osservatorio agroambientale di Cesena. p. 42.

Bibliografia

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• mw5q(PT) Ângelo Moreira da Costa Lima, XXIII. Homópteros (PDF), in Insetos do Brasil, Tomo 2, Escola Nacional de Agronomia, 1940.
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• mw7gAldo Pollini, Manuale di entomologia applicata, Bologna, Edagricole, 2002, ISBN 88-506-3954-6.
• mw8aAntonio Servadei, Sergio Zangheri e Luigi Masutti, Entomologia generale ed applicata, Padova, CEDAM, 1972.
• citereftremblayErmenegildo Tremblay, Entomologia applicata, Volume II, Parte I, 1ª ed., Napoli, Liguori Editore, 1981, ISBN 88-207-1025-0.

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Collegamenti esterni

• mw9g(EN) Diana M. Percy, Psyllids home page, su psyllids.org. URL consultato il 20 novembre 2008.
• mw-a(EN) S.E.L.'s Psylloidea Web Page, in Systematic Entomology Laboratory, Agricultural Service Research, US Department of Agriculture. URL consultato il 20 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2008).
• citerefaustralian-faunal-directory(EN) Family Psyllidae, in Australian Faunal Directory, Australian Government, Department of the Environment, Water, Heritage and the Arts. URL consultato il 22 marzo 2009.
• mw-w(ES)David Hollis, Familia Psyllidae, su inbio.ac.cr, Instituto Nacional de Biodiversidad, Costa Rica. URL consultato il 20 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2008).
• mw-q(FR, EN)Psyllidae, Psylles, in HYPP, Hypermédia pour la protection des plantes, INRA, Institut National de la Recherche Agronomique. URL consultato il 20 novembre 2008.
• mw-w(EN) Taxon profile: Psyllidae, su BioLib.cz, Biological Library. URL consultato il 20-11-2008.
• mwaqe(EN) Taxon details: Psyllidae, in Fauna Europaea version 2.6.2, Fauna Europaea Web Service, 2013. URL consultato il 20-11-2008.
• mwaqm(EN) ITIS Standard Report Page: Psyllidae, in Integrated Taxonomic Information System. URL consultato il 20-11-2008.